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Il 1° passo, il 2°, il 3° e via di corsa
Torno a scrivere, in un momento nel quale dovrei essere
indaffarato a fare 1000 cose, mi fermo e scrivo. Forse state pensando a quale
profondità si nasconda nel mio animo, invece no, nessuna profondità. La speranza
è che scrivendo mi risvegli dal torpore nel quale vivo questo periodo. Mi siedo
e sto davanti al computer per ore interminabili che finiscono per togliermi il
tempo di fare tutto il resto, l’indolenza che mi sovrasta nel momento in cui mi
siedo davanti al PC invece di lasciarmi fare qualcosa di utile mi trascina in
una spirale di immagini elettroniche di navicelle spaziali, di omini saltellanti
e pupazzetti con poteri mirabolanti. Non vi preoccupate quello che vedo non è
dovuto all’assunzione di psicofarmaci, in realtà la mia droga quotidiana sono
gli emulatori dei giochi da saletta. Da piccoli ci si accaniva a trovare qualche
spicciolo per fare una o forse due partite, da grandi si gioca e basta sfogando
quelle piccole frustrazioni subite da bambini.
Prima di scrivere bisognerebbe leggere, pur non essendo un
divoratore di romanzi ho preso l’abitudine e il piacere di leggerne sempre tra i
dieci e i quindici all’anno. Possono essere di grandi autori o di perfetti
sconosciuti, poco importa, leggere mi piace. Soprattutto leggo fantascienza,
questo è il mio limite, i romanzi generici mi attirano poco. Eppure la
fantascienza mi piace mi apre la mente a idee che prima erano solo
nell’immaginario di chi le aveva scritte. Tra le tante sciocchezze nelle pagine
di un libro di Science Fiction si nascondono a volte momenti di insuperabile
verità contemporanea e soprattutto alcuni autori, dei visionari assoluti, sono
stati capaci di vedere e immaginare cose che ai più sfuggono. Spesso chi scrive
questo genere di romanzi non è molto abile con le parole, non ho quasi mai
trovato qualcuno che riuscisse a scrivere con la delicata squisitezza degli
autori classici o dei letterati contemporanei. Ma è l’idea, è proprio questa che
rende un romanzo di fantascienza desiderabile, il trovare un’idea originale,
innovativa e al tempo stesso assoluta, valida per tutte le epoche, per tutta la
razza umana, per tutte le religioni.
Ho accumulato almeno sei libri sul comodino. "Le presenze
invisibili", una raccolta di racconti del geniale (per me) P.K.Dick, "l’ultimo
degli uomini" di M. Atwood, di cui ho letto una recensione su repubblica che mi
ha incuriosito, "la prosivendola" di D. Pennac, autore brillante che scrive in
maniera fluida e leggere, per ultimo la "trilogia di Valis" dell’onnipresente,
almeno nella mia libreria, P.K.Dick tre libri regalati ad un caro amico che mi
sono fatto prestare almeno un anno e mezzo fa. Ho intenzione di leggerli, tutti.
Purtroppo appena mi ci accosto sento come una repulsione eppure sono autori e
argomenti che mi interessano e mi piacciono, ciononostante non ci riesco. Ad
ogni modo di tanto in tanto continuo a comprare qualche libro che mi suscita
interesse e che mi fa ripetere tra me e me che sarebbe interessante leggerlo, la
pila sul comodino cresce. Forse non è la tranquillità, mi ripeto spesso, forse
quello che accade attorno a noi ci porta ad essere chiusi nei confronti di noi
stessi. Ci porta ad evitare le cose che ci piacciono o forse ce le fa odiare o
ancora meglio porta alla nausea a tal punto che qualunque cosa ci capiti sembra
darci un misto di sensazioni tra stanchezza, tristezza, pesantezza e noia,
voglio essere leggero.
È in quel momento che mi siedo davanti al PC e gioco come
facevo da bambino, quando non pensavo a nulla e le urla, le grida e gli affanni
che sentivo mi sfioravano ma non mi toccavano, perché non spettavano a me. Mi
sedevo vicino un tavolo o mi inginocchiavo piccolino nei pressi di una poltrona
e quello diventava il mio mondo, il campo di gioco che si estendeva infinito ben
oltre l’ampiezza delle mie braccine. Tutto quello che accadeva alle mie spalle
era frutto di azioni di altri e la responsabilità toccava agli altri, ma più di
ogni altra cosa io ero bambino. Adesso sono adulto e le urla, le grida e gli
affanni anche se continuano a non essere provocati da me si riversano dentro di
me e mi riempiono impedendomi di abbeverarmi di divertimento, di mangiare la
tranquillità, perché la sensazione è di essere ingolfato, colmo, pieno, con la
voglia di vomitare tutto, ricoprendo ogni cosa e ogni persona mi circonda,
restituendo tutto quello che mi hanno dato con il quale adesso sono talmente
gonfio che a stento cammino.
Per questo oggi scrivo perché tutto ciò che ha un inizio ha
una fine, mi trovo in una spirale, ma non ci sono stato sempre, da qualche parte
è iniziata, in un certo momento ci sono caduto dentro e allora vuol dire che
prima o poi finirà, se non per volontà sua, per volontà mia. Il primo passo: ho
dei libri da leggere; il secondo passo: ho delle storie da scrivere; il terzo
passo: ho la mia vita da vivere; e via di corsa...
Gennaro
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